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Ecografia fetale morfologica o “strutturale” del II° trimestre

Da dottvolpicelli

SCHELETRO FETALE:

Lo sviluppo dello scheletro fetale si verifica tra la 4a e la 8a settimana di gestazione dal mesoderma.
I meccanismi di ossificazione sono:

  • membranoso (clavicola e mandibola), direttamente dal mesenchima senza la formazione del tessuto cartilagineo;
  • intracartilagineo o encondrale (ossa lunghe) che è il più frequente.

I quattro arti originano dalla porzione laterale del foglietto mesodermico. Dalla 6a settimana sono presenti gli abbozzi degli arti superiori e 1-2 giorni dopo anche quelli degli arti inferiori. A 7 settimane sono presenti le mani rudimentarie ed alla 8a settimana tutte le strutture scheletriche hanno una matrice cartilaginea.

L’ossificazione inizia con meccanismo membranoso alla 8a settimana a carico della clavicola.

L’ossificazione encondrale inizia nei centri di ossificazione primaria, nelle diafisi delle ossa lunghe. I centri di ossificazione secondaria compaiono quasi sempre dopo la nascita. Si è osservato che il centro di ossificazione secondario nella porzione distale del femore è già presente a 32 settimane. Alla 40a settimana sono presenti i centri di ossificazione secondari della porzione prossimale della tibia e dell’omero.

Lo studio ecografico dello scheletro fetale è eseguito agevolmente dalla 13a alla 30a settimana. Esso è difficile in un’epoca precedente ed è progressivamente sempre più difficoltoso dopo la 31w. Esso è composto di tre momenti rappresentati da:

  • la visualizzazione dei quattro arti;
  • la valutazione biometrica delle ossa lunghe;
  • il grado di ossificazione di tutte le strutture scheletriche.
ARTI: gli arti fetali sono identificabili dalla 12settimana;   l’esame degli arti nel II° trimestre è agevole grazie alla quantità di liquido amniotico e dalle dimensioni del feto. Inizialmente limitata alla misurazione del solo femore si è progressivamente estesa alla misurazione dell’omero, tibia, perone, ulna e radio per una diagnosi precoce delle displasie ossee e come soft markers di alcune cromosomopatie.  Il rapporto femore/tibia e quello omero/ulna è utilizzato per la diagnosi degli accorciamenti rizo- e meso-melici. Un omero corto è frequente nella S. di Down, Edwards, Patau e Turner.  Dopo la 22a settimana esiste un rapporto lineare fra lunghezza del femore e DBP (6) ed un femore corto con rapporto DBP/FL >1 è sospetto per la trisomia 21 e l’acondroplasia. 
Femore: il femore si evidenzia facilmente grazie alla sua iperecogenicità ed alla limitata mobilità. Si individua la testa femorale con una scansione trasversale della pelvi fetale. Individuata la testa fetale si ruota la sonda di 90° circa per ottenere una scansione sagittale del femore. La misura della lunghezza va effettuata sul femore più vicino al trasduttore ed in posizione orizzontale, ripetendo diverse volte la misurazione e utilizzando il valore maggiore e deve comprendere la diafisi dalla metafisi prossimale a quella distale. L’ecogenicità dell’osso femorale deve essere omogenea per l’intera lunghezza e il cono d’ombra deve essere uniforme. Occorre ricordare che possono esserci discrepanze fino al 14% nella misurazione del femore se effettuata con sonda lineare o settoriale (7,8). Se si vuole avere una misura approssimativa della lunghezza fetale dalla testa ai talloni, si moltiplica per 7 volte la misurazione del femore.
Colonna vertebrale: è visualizzabile dalla 7w ed appare come due sottili

colonna vertebrale a 7 w

linee tratteggiate parallele iperecogene. Il suo processo di mineralizzazione si completa all’inizio del II° trimestre per cui il corretto allineamento dei metameri vertebrali ed eventuali difetti di chiusura come la spina bifida, il meningocele ed il mielomeningocele possono essere evidenziati solo dalla 13a settimana di amenorrea, ricorrendo ad una scansione sagittale  (9). La simmetria delle costole, in sezione coronale, ci assicura sull’assenza di scoliosi.  

 

 

 

 Visualizzazione del sesso fetalenel 2° trimestre, dalla 12 settimana di gestazione è possibile  visualizzare il sesso del feto in una percentuale dell’80% dei casi con il 100% di affidabilità. Il periodo ottimale è fra la 30a e la 35w. La visualizzazione dipende da diversi fattori: la presentazione di podice, la posizione dorso-anteriore e l’oligoamnios rendono difficoltosa la diagnosi.  L’esame ecografico inizia con la scansione longitudinale della vescica e quindi con la scansione trasversale delle natiche; basculando opportunamente la sonda si visualizzano le natiche fetali con il solco intergluteo. Nel sesso maschile si evidenzia la borsa scrotale come immagine ovalare ipoecogena a causa della frequente presenza di idrocele fisiologico; il pene è visibile come una formazione digitiforme iperecogenica. Il sesso femminile presenta una caratteristica forma di “asso di carte da poker” determinata dall’accostamento delle grandi labbra che appaiono come due rilievi convessi iperecogenici delimitanti la vulva che appare come una fessura ipoecogena al cui interno spesso si osservano scarsi echi irregolari e iperecogeni  da attribuire alle secrezioni vaginali.

 

Criptorchidismo: la presenza di entrambi i testicoli nel sacco scrotale a 30 settimane si verifica nel 60% dei feti e nel 95% a 32 settimane ma non è raro che la discesa delle gonadi possa avvenire in epoca neonatale. Il criptorchidismo può essere un segno di una patologia più complessa come la Sindrome di Prune-Belly. Nella tabella seguente vengono riportate alcune sindromi caratterizzate dalla presenza anche di criptorchidismo.

IDROPE FETALE

PLACENTA: Individuare l’inserzione placentare (posterore, anteriore o laterale). 

 Assicurarsi che ci sia un bordo miometriale ≥3 mm sotto la placenta per escludere il sospetto di placenta percreta / accreta). Il bordo inferiore dell’inserzione placentare deve essere ad una distanza >3 cm dall’orificio uterino interno. Una distanza <3 cm fa porre diagnosi di placenta ad inserzione bassa; se il margine inferiore placentare giunge all’OUI si tratta di placenta previa marginale; la placenta previa centrale  invece ricopre completamente l’OUI (11). 

In caso di sospetto di inserzione placentare bassa  la scansione preferibilmente deve essere transaddominale prima con vescica piena e poi con vescica vuota; in caso di incertezza si può ricorrere alla ecografia transperineale e solo in casi estremi a quella transvaginale con estrema cautela per il rischio di provocare emorragia.  Esiste una “migrazione placentare” dovuta non tanto a degenerazione dei villi placentari periferici ma a sviluppo del segmento inferiore che crescendo stira in alto la placenta di 6-8 cm (12,13).

Diagnosi differenziale della placenta previa:

Nella diagnosi differenziale bisogna tenere presente:

  • Il distacco intempestivo di placenta normalmente inserita: in questo caso l’emorragia esterna è più scarsa, il colore del sangue è rosso scuro, spesso coesistono i segni di una gestosi e soprattutto è sempre presente dolore ed uno stato di contrattura o subcontrattura uterina.
  • La rottura di varici del collo dell’utero o della vagina: tale rottura può avvenire spontaneamente o a seguito di un trauma (coito), la perdita ematica ha per lo più colore rosso scuro, trattandosi di sangue venoso. Quasi sempre coesistono varici vulvari  e/o agli arti inferiori. Inoltre con lo speculum si riesce di solito a visualizzare la sede di origine dell’emorragia. La rottura di varici interne è, comunque, un’evenienza molto rara.
  • La poliposi o un’erosione sanguinante del collo dell’utero: in questi casi l’emorragia è di scarsa entità e l’origine può essere individuata facilmente all’esame speculare.
  • Il carcinoma della portio: in gravidanza è piuttosto raro; come nel caso precedente, l’esame con lo speculum ne consente il riconoscimento o, quanto meno, il sospetto (14-15).

 DISORDINI VASCOLARI PLACENTARI:

a) Ematoma retroplacentare: si osserva nel distacco di placenta come una raccolta ematica tra la decidua basale e la placenta. 

b) Ematoma intraplacentare: questa evenienza si verifica nella  rottura del seno marginale con emorragia intraplacentare nella forma di un ematoma intraparenchimale.

 c) Infarti placentari: questi hanno forma conica, sono compatti, di colore rosso, grigio o biancastro con contorni netti relativamente definiti. Essi sono causati dall’ischemia dei villi corionali, per trombosi dai vasi sanguigni fetali che penetrano nei cotiledoni fetali. Microscopicamente è presente una necrosi coagulativa dei villi con depositi intervillosi di fibrina e marcate lesioni emorragiche. Intorno all’infarto si può osservare un margine che circonda la lesione infiltrato da cellule della flogosi acuta.

d) Cisti placentari: cisti isolate della placenta riscontrate durante il primo trimestre di gravidanza possono essere considerate benigne e generalmente scompaiono durante il 2° trimestre 

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  95. Sullivan A, Giudice T, Vavelidis F, Thiagarajah S, : Choroid plexus cysts: is biochemical testing a valuable adjunct to targeted ultrasonography?. Am J Obstet Gynecol 181:260-5.1999

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2 commenti

hgh xl 11 Luglio 2015 - 9:28

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